Save the Duck, vola il piumino made in Italy che rispetta gli animali


Il marchio di abbigliamento animal-free punta a triplicare il fatturato e crescere all'estero. Ha lanciato una collezione con la plastica riciclata degli oceani al posto delle piume

Da sinistra, Filippo Gaggini di Progressio e Nicolas Bargi di Save the Duck

Un nuovo assetto societario e raddoppiare il fatturato in tre anni. Save the Duck, il marchio di piumini totalmente animal free nato nel 2011 da un’idea di Nicolas Bargi, terza generazione di imprenditori attivi nel tessile, scopre le carte e racconta il suo piano di crescita. Lo scorso anno i ricavi sono stati di 31,5 milioni di euro e per il 2018 la volontà è quella di superare i 36 milioni.

Come? Puntando sull’internazionalizzazione. “Al momento siamo in 29 Paesi, perlopiù in Europa, con in testa la Germania, attraverso un network selezionato di negozi wholesale”, spiega Bargi. La quota dell’export è superiore al 50%. Save the Duck va bene anche un mercato difficile come quello degli Usa (+60% anno su anno). Poi c’è il Giappone, cresciuto del 65% nel 2017. “Vorremmo consolidare l’Europa, proseguire negli Usa e mettere un piede in Cina”, spiega.

La strategia passa anche dallo sviluppo dell’e-commerce, che per ora cuba il 10% delle vendite totali ma che i manager vorrebbero arrivasse al 30% entro il 2020. “I nostri clienti nel 45% dei casi si informano online e poi acquistano in negozio”, dice Nargi, che anticipa che con la prossima collezione invernale entreranno sui portali della vendita di abbigliamento online Yoox e Zalando. Infine, il presidio del territorio. Il primo monomarca inaugura a Milano il prossimo inverno. Poi in agenda ci sono altre città, come New York, Londra, Tokyo o San Francisco.

E innovazione di prodotto, sempre con un occhio di riguardo alla sostenibilità, baluardo del marchio che ha scelto un’oca che fischietta come logo. Sta ad indicare tutte le oche che sono state salvate – 3 milioni solo nel 2017 – grazie alla tecnologia Plumtech. Si tratta di un’ovatta tecnica termoisolante soffice, che viene usata nell’imbottitura al posto della vera piuma. La prossima stagione uscirà una capsule collection dove per fabbricare i capi è stata usata la plastica raccolta dall’oceano, riciclata. Il focus rimane sempre quello dell’origine: fare piumini e capi spalla. Ma non sono escluse collaborazioni e co-branding con aziende che condividono gli stessi valori etici e che sono attive nel settore delle calzature e degli zaini.

Altra importante novità, si diceva, è quella del riassetto societario. Scelta dettata soprattutto dalla volontà di intraprendere il nuovo percorso di crescita volto all’internazionlizzazione. Progressio Sgr, attraverso il terzo fondo Progressio Investimenti III, ha acquisito il 65% di Save the Duck. Marina Salamon, imprenditrice finora titolare del 51% delle quote attraverso Alchimia Spa, esce dall’azionariato, anche se continuerà a supportare l’azienda. Bargi riduce la sua quota dal 49 al 35%. Questo in sintesi quello che avverrà.

Come ha spiegato il direttore generale della società, Filippo Gaggini, “Progressio in dodici anni ha fatto 20 investimenti. Abbiamo appena lanciato il terzo fondo e Save the Duck rappresenta il primo investimento“. Un’eventuale quotazione in Borsasarebbe sicuramente un traguardo importante. Il nostro progetto di investimento in Save the Duck è di medio-lungo termine e non abbiamo fretta” per la quotazione, ha detto. Per Gaggini,”i pir in questi anni hanno aiutato molto le aziende a crescere. Molte di esse oggi hanno la possibilità di affacciarsi a Piazza Affari. Save the Duck sarà una bellissima storia da portare in Borsa“.


Fonte: WIRED.it


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