Le leggende sugli uragani


Con l'arrivo di Dorian, tornano a circolare storie su cicloni e uragani. Ecco un punto

30 agosto 2005, New Orleans allagata dopo Katrina (Photo by Michael Appleton/NY Daily News Archive via Getty Images)

L’uragano Dorian è attualmente il protagonista della stagione degli uragani atlantici. Dopo aver toccato i Caraibi con danni contenuti, e aver gravemente colpito le Bahamas, la tempesta si è diretta verso la Florida e il Sud Carolina, anche se nel frattempo l’intensità è scesa sotto la categoria 5.

Diverse vittime alle Bahamas, oltre ai danni, ma la paura di un disastro di proporzioni maggiori fa ricordare i casi di Katrina (2005) e Maria (2017), che devastarono rispettivamente Louisiana e Porto Rico. Sul sito dedicato del Noaa si trovano le informazioni essenziali su queste e altre tempeste, ma nel frattempo è ricominciato il complicato ballo dei media e dei social media di fronte ai disastri, accaduti o annunciati. Ogni giorno ci sono pagine da riempire su danni e previsioni, rese difficile dal percorso incerto della tempesta. Per l’ennesima volta si discute il complesso legame coi cambiamenti climatici, che secondo i climatologi non sono la causa degli uragani, ma contribuiscono a renderli più violenti. I negazionisti non ci stanno e con Google dimostrano ai climatologi che anche in passato ci sono stati uragani di categoria 5. Sullo sfondo i bollettini sulla gestione dell’emergenza da parte del presidente.

Gli uragani però hanno anche una dimensione folklorica e antropologica. La storia ci insegna che prima, durante e dopo un uragano, come per altri disastri naturali e le guerre, si sviluppano numerose leggende metropolitane.

La festa che non c’era

Un hurricane party è un tipo di festa organizzata dove sta per colpire un uragano. L’evento non è solo scaramantico, ma anche dettato dalle necessità. Non tutti possono o vogliono evacuare una zona a rischio, e non è nemmeno detto che l’evacuazione venga ordinata. Ma il passaggio dell’uragano, anche quando non disastroso, costringe i residenti a cambiare abitudini. Bisogna accumulare provviste e tenere conto della mancanza di elettricità e di comunicazioni, e bisogna rassegnarsi a essere bloccati al chiuso. Lo hurricane party è visto quindi come il miglior modo di fare di necessità virtù: un gruppo più o meno numeroso si organizza per passare insieme il tempo fino a che non si torna alla normalità, condividendo cibo e altre risorse (alcol incluso). Anche con Dorian ci sono già stati i primi hurricane party, ma quello più famoso risale a 50 anni fa: in Mississipi l’uragano Camille, un altro mostro di categoria 5, il 17 agosto del 1969 spazzò via 23 persone mentre gozzovigliavano, e solo una è sopravvissuta per raccontarlo. C’è solo un problema: questa festa, in realtà, non c’è mai stata.

La leggenda ha cominciato a circolare subito dopo il passaggio dell’uragano, quando Mary Ann Gerlach fu soccorsa e cominciò a raccontare di essere la sopravvissuta a una festa tra gli inquilini dei Richelieu Apartments, un edificio della città di Pass Christian.  I giornali stamparono la storia, e Walter Conckrite, stimatissimo mezzobusto dell’epoca, la cementò nella memoria collettiva della nazione. A uno dei notiziari della Cbs sentenziò:

“Questo è il posto dove 23 persone hanno riso in faccia alla morte. E dove 23 persone sono morte.” 

Mary Ann Gerlach diventò subito una delle più famose vittime del disastro, e nei decenni seguenti continuò a rilasciare interviste, che hanno ispirato film e documentari. L’uragano aveva effettivamente raso al suolo l’edificio, che essendo appartenuto alla difesa civile era stato erroneamente interpretato come sicuro. Ma solo otto dei residenti morirono, e almeno altri 6 superstiti si sono fatti avanti a raccontare la loro storia: avevano deciso di rimanere ed è stata una scelta sbagliata, ma nessuno si sognava di dare un party. Il sopravvissuto Ben Duckworth raccontò che un commesso viaggiatore che conoscevano aveva lanciato la proposta, ma loro erano troppo stanchi dopo aver sbarrato le finestre, e nessuno la raccolse. Il commesso proseguì per la sua strada. Invece di fare festa quel giorno diversi inquilini pregavano. Forse è così che è nato l’embrione della leggenda che Gerlach ha fatto nascere. In principio poteva essere semplicemente un falso ricordo, la storia era ottima e i media hanno fatto il resto.

Dopo Katrina

Le generazione di leggende e notizie false successive al disastro di Katrina (più di 1800 vittime) è stata molto studiata. Un filone di leggende riguarda una presunta ondata di crimini a New Orleans, in particolare intorno allo stadio Superdome che fungeva da rifugio. Si parlava di spari agli elicotteri, stupri, omicidi, cadaveri ammucchiati e vere e proprie esecuzioni da parte delle forze dell’ordine. Anche l’American sniper Chris Kyle affermò di aver ucciso una trentina di persone. Queste voci finirono direttamente sui notiziari, ma molte non erano vere. La situazione era drammatica ma l’immagine di una città in mano alle gang e alla violenza non corrispondeva al vero. Ci abbiamo tutti creduto perché intuitivamente ha senso: pensiamo che il disastro distrugga non solo le infrastrutture, ma anche i contratti sociali, così la comunità precipita in mano ai violenti. Le violenze ci sono state, e molti abusi di potere, ma come titolò il New York Times a bocce ferme La paura ha superato la realtà del crimine a New Orleans“. E questo ha anche complicato i soccorsi.

Alcune di queste voci sono nate per pregiudizi razziali e differenza di classe: chiaramente un nero che si aggira tra le macerie è sempre un saccheggiatore, mentre un bianco può avere i suoi motivi. C’è anche una teoria del complotto che testimonia le tensioni nella città (e nella nazione). Quando gli argini del Mississipi si ruppero venne distrutta la parte più povera della città, abitata prevalentemente da neri. Per molti sopravvissuti, non era stato un semplice incidente: gli argini erano stati minati, si parlava di pulizia etnica da parte del governo. Non ci sono mai state esplosioni o manomissioni, e anche i quartieri bianchi ne hanno risentito, ma questo non sposta molto le responsabilità, perché gli argini non erano stati costruiti a dovere. I quartieri neri, ultimi nei soccorsi, avevano un’altra ragione per aggrapparsi al complotto: nel 1927, durante una piena del Mississippi, un argine a monte di New Orleans è stato fatto davvero saltare con la dinamite. Lo scopo dichiarato era quello di salvare la città facendo sfogare la piena, ma la decisione fu presa contro il parere degli ingegneri. Vennero allagate le aree rurali, St. Bernard Parish e Plaquemines, abitate da neri, che non ebbero mai le ricompense promesse dai padroni di New Orleans.

Animali fuori luogo

Il sito antibufala Snopes ha una collezione di foto fake che circolano in rete nel periodo degli uragani. Molte riguardano animali, in particolare gli squali, ma in queste ore è tornato anche il delfino volante, in precedenza attribuito all’uragano Matthew (2016). Nonostante siano bufale piuttosto rozze, non mancano mai di attirare l’attenzione. Dopotutto gli uragani possono davvero spostare o liberare gli animali, ma senza effetti così cinematografici. In altri casi le voci di animali in libertà hanno preso un piega più seria. Il folklorista Jan Brunvand ricorda che nel 1992, quando l’uragano Andrew colpì la Florida, si parlò di scimmie scappate da un laboratorio, scimmie infettate con aids/hiv. Quelle scimmie appartenevano a un laboratorio che faceva anche ricerche sull’aids, ma nessun animale era infettato e non rappresentavano assolutamente un pericolo da questo punto di vista. La voce però si sparse, le persone avevano paura, e una trentina di scimmie sono state abbattute a pallottole, senza necessità.

Allo stesso modo, dopo Katrina, un noto complottista, millantando fonti di prima mano, disse che 36 delfini antiterrorismo della Marina scappati. Gli animali erano armati fino alla sfiatatoio e pericolosissimi. In realtà i delfini erano 8 delfini usciti da un delfinario, e anche se la Marina ha davvero addestrato dei delfini, era per scopi di ricognizione e soccorso, non di attacco.

Disney contro gli uragani

La Florida ospita un famoso parco divertimenti, ed è uno degli Stati colpiti solitamente dagli uragani. Se poi il parco è Disney World, la leggenda metropolitana non può mancare. Domanda: come fa il mitico Castello di Cenerentola a superare indenne gli uragani? Semplice: le guglie possono essere smontate. Nel 2017 un tweet ironico che mostrava una gru vicino alle guglie è stato preso per vero (persino dal Guardian), ma in realtà è una delle tante leggende storiche del parco: se possono tenere Walt in criostasi, perché il Castello non potrebbe essere smontabile in caso di emergenza? La noiosa realtà è che il castello è molto più robusto di quello che appare, costruito in acciaio e cemento per resistere agli scenari peggiori.

Il Gray Man

Dal 1822 nella Carolina del sud esiste un sistema di allerta sui generis. Un fantasma, noto come Gray Man, avverte i residenti di Pawleys Island facendosi vedere quando l’uragano sta per arrivare. Chi lo vede non sono avrà salva la vita, ma probabilmente anche la casa sarà incora in piedi al ritorno. Negli ultimi 200 anni, non avrebbe mancato al suo altruistico compito per ognuno dei cinque uragani che l’hanno colpita. La storia di base è che il Gray man era un uomo che viveva sull’isola, morto tornando a casa dalla sua amata dopo essere stato a lungo lontano. Una variante, che sposta l’origine della leggenda al 1865, è che si trattasse di un soldato della Guerra civile. Per quanto tradizionale, la storia è comoda per il business. Si tratta di una località turistica, e dopo la distruzione dell’uragano Hazel del 1954 (quall’anno il Gray Man sarebbe apparso due volte), con Pawleys Island nei notiziari, il folklore locale poteva servire ad attirare clienti. È da quel momento, infatti, che il mito comincia a essere conosciuto fuori dall’isola.


Fonte: WIRED.it


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