5 cose da sapere sul fumetto di Blacksad


Dopo 6 anni di attesa, gli autori spagnoli Juan Díaz Canalès e Juanjo Guarnido annunciano finalmente il nuovo volume a fumetti dedicato al gatto-detective hard boiled. Ecco perché c'è da attenderlo con il fiato sospeso

Buone notizie per gli amanti del fumetto europeo d’autore. Sta per arrivare una nuova avventura di Blacksad, il detective-gatto che indaga su crimini e ingiustizie in un’America degli anni Cinquanta reimmaginata attraverso la lente di un universo popolato da animali antropomorfi.

Chi conosce le graphic novel spagnole scritte da Juan Díaz Canalès e da Juanjo Guarnido non potrà che gioire alla notizia, annunciata dagli autori tramite social network assieme a un teaser che svela un’ambientazione  newyorkese. Era infatti dal 2013, più di 6 anni fa, che non usciva un nuovo albo di Blacksad. La data di uscita, quella purtroppo no, non è stata annunciata; ma si spera che l’attesa non sia troppo lunga.

Per chi invece non conosce Blacksad, ecco 5 fatti da tenere bene a mente, e che potrebbero convinceranno gli appassionati del fumetto di qualità ad aprire il portafoglio e recuperare le storie passate, pubblicate in Italia da Rizzoli Lizard nel volume Blacksad – Integrale (275 pp, 49 euro).

1. Un gatto hard boiled

Le avventure di Blacksad sono un’omaggio alle storie noir e alla grande tradizione dei detective hard boiled alla Humphrey Bogart. Ci sono tutti gli elementi del genere: bar malfamati, femmes fatales, e un protagonista nato e cresciuto in un quartiere malfamato, che non esita a fare a botte, racconta le proprie avventure in prima persona, e si accompagna a una “spalla”, la donnola-giornalista Weekly. Blacksad si muove in un mondo di animali antropomorfi i cui caratteri rispecchiano la propria fisionomia, e non mancano gli omaggi a un altro grande fumetto in cui realismo e caricature animali si mescolano: quel Maus di Art Spiegelman che qui si intravede in un Hitler-gatto, nelle guardie-cani, nelle vittime-coniglio.

2. Tutti i colori del noir

Chi pensa però di imbarcarsi nella lettura di un fumetto cupo e desolante, si sbaglia. In realtà, ogni volume di Blacksad ha un proprio tema cromatico, un colore predominante che ne detta il tono. Il primo, Da qualche parte tra le ombre, è nero come il genere cui si ispira. Il secondo, Arctic Nation, vira sul bianco. E poi ancora l’Anima Rossa, ovviamente scarlatta, e il blu profondo di L’inferno, il silenzio e il bel giallo di Amarillo. La vibrante resa dei colori illumina un mondo popolato da personaggi che sono ora cupi e drammatici, ora buffi e quasi disneyani: un matrimonio perfetto tra stile e narrazione, con un’identità inconfondibile.

3. Non solo crime stories

Blacksad, da bravo detective, ha sempre un omicidio su cui indagare, un cliente da assistere, qualcuno a cui fare da guardia del corpo. Ma l’etichetta di crime story va subito stretta al fumetto, che nel giro di pochi albi amplia il proprio sguardo ai grandi temi che hanno interessato l’America degli anni ’50 e oltre: il razzismo, la Guerra Fredda, i fallimenti del capitalismo, la droga, il jazz, e molto altro. Insomma, non aspettative di leggere un semplice giallo o un thriller. Ci sono omicidi, certo, e crimini brutali; ma anche romanticismo, nostalgia e desiderio di vedere un futuro migliore, sempre con uno spirito di fondo ottimista che permette al lettore di trovare speranza anche quando le storie si fanno più cupe.

4. I fantastici anni Cinquanta, acquarellati

Le pagine illustrate da Juanjo Guarnido sono una gioia per gli occhi: ogni tavola è incredibilmente dettagliata, le ambientazioni e le scene di vita quotidiana sono rese con un iperrealismo che si scontra con le fattezze antropomorfiche dei personaggi per dare credibilità al mondo di Blacksad, e per trasportarci in un’America degli anni Cinquanta reimmaginata dagli occhi di due autori europei. Sembra quasi incredibile ma, in un mondo di colori digitali e fumetti su photoshop, i disegni di Guarnido, così chiari e dettagliati, sono rigorosamente dipinti a mano, in acquarello.

5. Film e videogiochi

Visto il successo riscosso da Blacksad in Europa, America e persino in Giappone, non c’è da stupirsi che siano fioriti una serie di annunci su progetti collaterali per espanderne l’universo. Il primo è un fantomatico film, che si dice potrebbe essere diretto da Louis Leterrier (l’Incredibile Hulk) o Alexandre Aja (Piranha 3D) con un budget da 100 milioni di dollari, ma di cui si sono perse le tracce già dal lontano 2009. Il secondo è un videogioco, Blacksad – Under the skin, un’avventura grafica che potrebbe essere pubblicata già nel 2019, a meno che non diventi anch’essa vaporware.


Fonte: WIRED.it


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