Perché le zebre hanno le strisce?


Le strisce della zebra servono come deterrente dei parassiti. Quando gli insetti si avvicinano molto al corpo dell'animale le strisce lo abbagliano, impedendogli l'atterraggio

(foto: WLDavies via Getty Images)

Bianche e nere (o comunque scure), se ci si sofferma a guardare una zebra ci si può perdere nelle sue strisce, quasi come in un’illusione ottica. Ma sono utili a qualcosa? C’è una ragione evolutiva alla base della selezione di questi colori alternati in fasce ordinate, quasi geometriche? Si tratta di domande su cui gli scienziati si interrogano da circa 150 anni. Oggi, un gruppo dell’università di Bristol e della California a Davis ha mostrato che la presenza delle strisce sembra funzionare come deterrente contro i parassiti, una conferma dei risultati di studi precedenti. I ricercatori hanno utilizzato un metodo originale per provarlo e hanno spiegato come avviene questo fenomeno. I risultati sono pubblicati su Plos One.

Finora, vari studi hanno mostrato che le strisce, un tratto evolutivo della zebra, potrebbero fornire un’arma naturale per tenere lontani gli insetti, per regolare il calore e anche per favorire la comunicazione degli animali (un ruolo sociale). Per capire meglio in che modo funzionano queste strisce, gli scienziati hanno esaminato, attraverso tecniche di analisi video, il comportamento di tafani, insetti parassiti dei cavalli e di altri animali, noti anche col nome di mosche cavalline, in presenza di zebre e cavalli. I ricercatori hanno osservato che a distanza le strisce non rappresentano un deterrente: la quantità di tafani che volano intorno alla zebra e al cavallo è circa la stessa.

La differenza invece si osserva quando i parassiti cercano di avvicinarsi e appoggiarsi alla pelle della zebra. Ciò che emerge è che in questo caso le strisce funzionano come uno scudo protettivo dell’animale, un po’ come un repellente. In pratica, quando tentano l’avvicinamento, gli insetti non riescono a frenare adeguatamente, una misura che serve per l’atterraggio. “Gli atterraggi riusciti sulle zebre sono stati molto meno numerosi rispetto a quelli sui cavalli”, commenta Tim Caro, della Scuola di scienze biologiche dell’università di Bristol. L’idea è che le strisce interrompano la visione dell’insetto e che vi sia come un’interferenza nel suo sistema visivo negli istanti precedenti all’atterraggio. “Le strisce”, spiega l’autore Martin How, “possono in qualche modo abbagliare gli insetti quando sono abbastanza vicini, data la loro bassa risoluzione visiva, per rilevarle”.

In un secondo esperimento, poi, gli autori hanno coperto il mantello dei cavalli con un cappotto tutto bianco, tutto nero oppure a strisce, somigliante al vestito naturale delle zebre. Anche in questo caso, la presenza delle strisce ha ridotto la percentuale di successo degli insetti nell’atterraggio. Così, il risultato conferma questo effetto, che acceca momentaneamente i tafani e impedisce loro di raggiungere l’animale.

(foto: School of Biological Sciences, University of Bristol)

I parassiti possono avere effetti anche molto negativi, dato che pungono il loro ospite e possono portare la tripanosomiasi e la peste equina africana, malattie potenzialmente fatali. Per difendersi da questo problema fastidioso e in certi casi pericoloso, gli animali mettono anche in atto dei comportamenti preventivi. Le zebre, per esempio, non appena percepiscono i parassiti sulla loro pelle iniziano a muoversi, causando l’allontanamento degli insetti. In questo modo, anche i pochi che erano riusciti ad atterrare perdono subito terreno e il loro tempo di permanenza sul corpo della zebra si riduce. Ecco quindi perché questa caratteristica sarebbe risultata adattiva per l’animale.


Fonte: WIRED.it


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