Giornata mondiale del gatto, ecco le leggende metropolitane sui felini


Il gatto ha sempre ispirato leggende, anche quelle metropolitane. Nella loro giornata ne ricordiamo alcune. Dai fantomatici killer di gatti al pericolo per i neonati, senza dimenticare le famose pantere scappate

(foto: Asurobson, via Getty Images)

L’8 agosto è la giornata internazionale del gatto. Sarebbe stata creata nel 2002 dallo Ifaw (International Fund for Animal Welfare), un’associazione animalista e conservazionista. Attualmente però sul suo sito non se ne parla nemmeno di sfuggita, e in rete le prime tracce sembrerebbero del 2007. Piccoli misteri che in fondo non interessano a nessuno, perché iniziative simili esistono comunque da tempo. La nostra giornata nazionale del gatto, istituita addirittura nel 1990, è il 17 febbraio. Negli Stati Uniti cade il 29 ottobre.

Tra tutte le ricorrenze che supportano il ciclo quotidiano di creazione di contenuti sui social, bisogna però ammettere che la celebrazione del gatto è molto appropriata ai tempi. Internet, si sa, è talmente popolato di mici che il fenomeno è materia di studio. Ma prima dei lolcat e di Grumpy cat (2012-2019), le persone già fabbricavano dei memi molto particolari che coinvolgono questi felini, e continuano a farlo. Sono le leggende metropolitane.

Killer di gatti, neri e non

Tra il 2014 e il 2018 nel Regno unito i giornali (non solo scandalistici) hanno raccontato la caccia a un presunto killer di gatti. Inizialmente colpiva a Croydon, una città a sud di Londra, ma poi altre comunità cominciarono a trovare carcasse di povere bestiole orrendamente mutilate. Buona parte della popolazione, associazioni, veterinari e qualche poliziotto erano del tutto convinti che dietro ai gatticidi ci fosse mano umana, evidentemente un individuo disturbato.

Dopo almeno 130mila sterline spese e migliaia di ore di lavoro, le indagini (operazione Takahe) hanno concluso che i gatti erano stati predati da volpi. Nessun caso era riconducibile a un sadico. Una conclusione forse un po’ deludente (e non accettata da tutti), ma ampiamente prevista da chi aveva capito che c’era un panico morale di mezzo. Si era data un’interpretazione leggendaria a fatti ordinari, e questa idea si era diffusa contagiando altre comunità. Eppure era già successo: alla fine degli anni Novanta, ai tempi del panico satanico, si era sviluppato un caso simile nelle stesse zone.

Il tutto a ben vedere ricorda la leggenda dei gatti neri sacrificati ad Halloween. Come per le caramelle avvelenate, non sono mai emerse prove di questa forma diffusa di sadismo, ovviamente attribuita ai satanisti. Anche qui, forse, la voce nasce da un errore di interpretazione. I gatti, neri e non, possono sparire per molti motivi durante l’anno, ma se capita intorno al 31 ottobre le due cose devono per forza essere collegate.

Gatti molto grandi

Ogni anno in Italia ci sono diverse cacce alla pantera, o a un altro grande felino esotico. Se escludiamo le bufale dei burloni, tutto parte da presunti avvistamenti della popolazione. A volte spuntano foto e filmati dell’animale, o delle sue impronte. Gli allevatori denunciano sparizioni di animali. Regolarmente, arrivano alcuni esperti che si sbilanciano e legittimano gli avvistamenti: l’animale sicuramente non è né un grosso gatto né un altro animale ordinario. A loro non la si fa. Arrivano le autorità, e spesso decidono che è meglio essere sicuri: parte la caccia al felino, seguita dalle testate locali. Poi il tutto si risolve in una bolla di sapone: la pantera, guarda un po’, era davvero un gatto, oppure un cane randagio.

Uno degli ultimi casi è quello della pantera campana, che ha cominciato a fare capolino in provincia di Benevento durante il lockdown. Ne ha scritto di recente il CeRaVoLC, che dalla fondazione segue con interesse gli episodi di panterite nel nostro paese. Ancora una volta il copione non cambia, e possiamo riconoscere tutti i cliché che rendono la storia interessante per i folkloristi. Abbiamo in particolare il coinvolgimento di esperti (veri e presunti) e il ruolo dei giornali nell’alimentare il tutto, fino all’anticlimax e al dissolversi della storia: alla prossima volta.

Assemblea del Movimento Studentesco “La Pantera” alla Facoltà di Scienze Politiche dell’Università degli Studi di Napoli “Federico II”. Foto scattata da Angelo Di Dato nel Gennaio 1990 nell’Aula del Piano Terra di Via Cardinale Guglielmo Sanfelice, 48 – Napoli (NA) (Delehaye / CC BY-SA (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0, via Wikimedia Commons)

Questa leggenda metropolitana ha dato il nome anche a un movimento studentesco. Nel dicembre del 1989 cominciò una famosa caccia a una presunta pantera romana, che naturalmente si faceva beffe degli sforzi per catturarla… Questo avveniva contemporaneamente a un serie di proteste studentesche. Nel 1990 due giovani pubblicitari, Stefano Palombi e Fabio Ferri, ebbero l’idea geniale per un nome e un logo al movimento studentesco che in quel momento occupava le università. Nacque La pantera siamo noi, che usava il felino preso dal logo delle Black Panther.

Gatti che uccidono

In Festa mobile, autobiografia incompiuta di Ernest Hemingway, lo scrittore parla di una strana superstizione. In un inverno parigino lo scrittore lavorava nei café. Anche la moglie era fuori casa a dare ripetizioni di piano. Il piccolo Jack Hemingway, detto Bumby, veniva lasciato per qualche tempo con un singolare baby-sitter: un gatto di nome F. puss. A sentire lo scrittore, era molto protettivo nei confronti del bimbo, e se ne stava tranquillo nel suo letto. Ma in tanti non erano convinti, e mettevano in guardia lo scrittore sui pericoli. “I più ignoranti e superstiziosi sostenevano che il gatto avrebbe succhiato il respiro del bambino e lo avrebbe ucciso” scrive Hemingway.

Non era una bizzarria parigina. La convinzione che i gatti rubino il respiro dei neonati è in effetti molto antica e diffusa. Secondo Snopes è almeno dal Settecento che i gatti si prendono la colpa di bambini morti. In tempi più recenti la leggenda si è aggiornata. Non si può più dire che i gatti rubano il respiro, e allora diciamo che attirati dall’odore di latte c’è il rischio che salgano sul bambino e lo soffochi inconsapevolmente.

Fermo restando che con animali domestici e neonati ci vuole prudenza, questa versione non è molto più credibile della prima. I gatti adulti possono bere latte, ma non per questo ne vanno matti come nei cartoni animati. E se non possiamo escludere dal reame delle possibilità che un gatto possa soffocare un bambino, al momento non ne abbiamo notizia. Quello che succede, e che succedeva anche prima, è che ogni anno purtroppo migliaia di bambini muoiono improvvisamente, per esempio per la sindrome della morte in culla. E i gatti domestici a volte offrono un comodo capro espiatorio.


Fonte: WIRED.it


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GRAZIE  ELISA"

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